Raggiunta la sommità del Ricetto, lo sguardo abbraccia un panorama vastissimo:
dalle colline di Crea sullo sfondo delle Alpi, fino ai primi contrafforti
degli Appennini, mentre più vicino · tra il folto dei vigneti rigogliosi ·
emergono qua e là castelli massicci e campanili esili saettanti nel cielo.
Sono i paesi di Calliano, Tonco, Alfiano Natta, Castell'Alfero, San Martino Alfieri,
Castiglione. Portacomaro è il loro centro di gravità silenzioso, un paese dalla
vocazione agricola che conserva intatte le testimonianze del suo passato.
Già il nome antico · "Cortecomario", poi "Curtis Cumaria"
· fa pensare, per la sua prima parte, che il paese appartenesse in origine al grande
patrimonio demaniale. Il termine "Cumaria", come descrive il Dott. Tullio Rovatti
nel suo libro Portacomaro 1938, è il nome di una famiglia romana, ricordata nel
Lexicon Onomastico dove è detto espressamente: "Comaria, Gens Romana".
La parola Curtis è invece vocabolo proprio dell'età di mezzo e della bassa
latinità, entrato nel diritto pubblico amministrativo qualche secolo dopo la caduta
dell'Impero Romano (476), quando si costituirono · sopra le circoscrizioni superstiti
dei vecchi municipi · i comitati rurali. Nell'astigiano le corti regie o demaniali
erano numerose, e il ricordo è sopravvissuto nelle denominazioni: Cortanze, Cortazzone,
Corteranzo…
Le prime Curtis nascono nel 200 d.C. in alternativa alle Urbs, le città:
agglomerati di case sistemate in punti facili da difendere, al centro di un territorio
omogeneo abitato da una gens dello stesso ceppo. Con le invasioni barbariche ·
in particolare dei Longobardi · sempre più poteri passano alle corti. Carlo Magno, nell'800,
fa suo questo sistema amministrativo e ne crea ovunque di nuove.